Videochiamata

La videochiamata è nata ormai da un po di anni ma agli inizi nn la vedevo di buon occhio, anzi la consideravo una cosa un po da fighettoni!!

Solamente oggi, (si, ho scoperto l’acqua calda) ho capito che invece è uno strumento molto utile soprattutto per le persone anziane, quando mio zio ha videochiamato la mamma (ovvero mia nonna) per parlare con lei e per fargli vedere il nipotino (ovvero il mio cuginetto) dato che sono in vacanza.

Bhè…inutile dirvi e descrivervi gli occhi e l’espressione di mia nonna nel vedere il più piccolo dei suoi nipoti zompettare mentre parlava con lei per telefono.
L’unico problema è che i telefoni sono troppo complicati per i nonni.

Anziani e tecnologia…nn sempre è un buon binomio.

Si, questa volta devo dire che mi ero sbagliato nel giudicarla, all’inizio, come cosa da fighettoni.

Me piace

Mi ha sempre attratto anche se nn l’ho mai conosciuto di persona.
Sarà per il nome….mah…comunque mi piace.
Parlo di Safari.
Molti di voi maliziosi già staranno pensando a cose strane…tranquillizzatevi.

Nn parlo di una persona ma nemmeno dei Safari che si fanno in Africa (che per altro sono stupendi e prima o poi dovrò farlo) ma di questo Safari

Safari

Finalmente anche io mi sono addentrato nel mondo Macintosh.
Ho installato il Mac OS X Tiger 10.4.8 sul mio portatile e quasi tutto funziona!!!! Il quasi è la rete che ha ancora un po di problemi (solo sul mac) ma vedrò di sistemarli il prima possibile…anzi..se qualcuno può aiutarmi che ben venga!!
Devo dirvi che è molto bello, devo ancora prenderci la mano ma nn è molto difficile.
Ho avuto qualche problema con l’installazione…l’ho dovuta rifare 3 volte…e la prima perchè era la prima, la seconda perchè il problema con i driver ATI mi perseguita, la terza perchè è il numero perfetto!!
Alla fine è partito e con esso la mia contentezza.

Mac OS X Screen

Ora potrò sbizzarrirmi, sul portatile ho installato Windows XP Home Edition, Fedora Core 6 e il Mac OS X Tiger 10.4.8

PS: se qualche utente mac vuole darmi qualche dritta, nn si vergogni!!!

WiMax

WiMax

Qualche giorno fa al telegiornale hanno dato una sorta di appuntamento per uno speciale in cui si sarebbe parlato di WiMax.

Incuriosito sono andato a leggerne un pò di più ed ho scoperto che il WiMax (Worldwide Interoperability for Microwave Access) è il completamento del Wi-Fi.

Il Wi-Fi è uno standard pensato per reti casalinghe o comunque interne, mentre il WiMAX per reti esterne, con distanze raggiungibili anche di svariati chilometri.

WiMAX rispetto a Wi-Fi risulta sia più veloce che di maggiore portata.

Per ulteriori informazioni: WiMax e Wi-Fi

 

Finalmente una bella cosa.
La possiilità di navigare senza fili all’interno di aree urbane.

Multi Touch Screen

Da repubblica.it

Jeff Han, figlio di immigrati coreani, ha inventato l’”interface free”. Permette di gestire lo schermo semplicemente toccandolo. E’ l’interfaccia del futuro e sarà quella che annullerà le distanze tra uomo e macchina. Niente tastiere, nessuno strumento da scovare nel menù dei programmi per intervenire sulle immagini, inviare comandi. “Vedere un oggetto e desiderare di toccarlo, è una delle reazioni più spontanee e immediate che un essere umano possa avere. E riuscire ad interagire con un computer senza tastiere o altro, ma usando semplicemente le mani, credo che sia il mezzo migliore per abbattere il muro tecnologico che si separa”. Jeff Han, ricercatore della New York University ne è certo, e se riusciremo nell’impresa, sarà solo merito suo. Perché ha inventato l’”interface free”, una nuova interfaccia che permette di gestire le attività dello schermo semplicemente toccandolo. Il touch screen naturalmente esiste da tempo: un salto in aeroporto per il check in, per l’emissione di un biglietto o anche solo un semplice prelievo al bancomat, e lo schermo del terminale che porta avanti l’operazione ci chiede di toccarlo per selezionare le opzioni scelte. La Microsoft sta sviluppando il “TouchLight”, un software che dovrebbe rassomigliare a quello che usava Tom Cruise in Minority report, e circola voce che dopo l’iPhone, la Apple sia pronta a lanciare anche un nuovo iPod provvisto solo di schermo senza rotellina selezionatrice. Ed esiste anche un programma che consente ai chirurghi di intervenire su immagini del cervello scattate durante la risonanza magnetica, esplorando sinapsi e quant’altro sempre con il touch screen.L’idea di Chan somiglia a queste, ma pare molto più strutturata. Perché consente anche di intervenire sulle immagini ritagliandone delle porzioni, o di disegnarne delle nuove istruendo il computer, sempre con l’aiuto dei soli polpastrelli, a svilupparle dandole anche un’animazione come se si trattasse di un cartone animato. In una delle sue più famose dimostrazioni pubbliche, questo coreano di trent’anni, figlio di una famiglia di immigrati approdati in America un anno prima della sua nascita, ha disegnato un omino sul grande schermo che aveva approntato per la conferenza, riuscendo a farlo muovere in pochi secondi, e con poche pressioni, come se fosse appena uscito da un cartoon della Pixar. Un’ovazione e una decina di minuti di applausi dopo, Han ha lasciato la sala con un sorriso indelebile stampato sul viso. A ragione. Perché la sua è la classica storia del self made man, di uno che si è fatto da solo sfruttando talento e curiosità. Coadiuvato da una famiglia che ne ha riconosciuto la precoce genialità. Trattenendo la rabbia. Perché la leggenda vuole che dall’età di cinque anni il piccolo Han rimanesse incantato da tutto quello che in casa sprigionava una qualsiasi luce. Crescendo, la curiosità era aumentata. E allora perché non cercare di capire come funzionava quell’oggetto meraviglioso che emetteva raggi luminosi? E così televisori e videoregistratori casalinghi venivano diligentemente smontati dal bambino con gli occhi a mandorla che voleva carpirne i segreti. Esercizio fruttuoso: a soli 12 anni, il piccolo manipolatore di tubi catodici aveva costruito il suo primo laser. Papà Han, emigrante coreano che per mantenersi gestiva un alimentari nel Queens, messa da parte l’irritazione per i televisori sventrati dal figlio, lo aveva iscritto prima ad un liceo privato d’elite, e poi, risparmiando ancora, alla Cornell University per il corso di ingegneria elettronica. Corso che Jeff non ha mai concluso per aiutare il padre malato. Un lavoro in una società informatica, poi l’idea della svolta. In un pomeriggio d’ozio Han jr. si accorge che l’acqua del bicchiere che c’è sul suo tavolo riflette la luce in un modo diverso nel punto in cui la sua mano entra in contatto col vetro. E questo gli ricorda che all’interno dei cavi che contengono le fibre ottiche, la luce rimbalza come impazzita fino ad arrivare a destinazione, anche a centinaia di chilometri di distanza. Ma se il cavo fosse fatto di vetro, e le stesse dita che prima tenevano il bicchiere, lo stringessero, la luce interromperebbe la sua corsa diffondendosi all’interno del tubo, oppure urterebbero la superficie per poi, come dice Han “cadere giù”. Ed ecco che l’idea prende forma quando il ricercatore, arso dal sacro fuoco della scienza, entra in un laboratorio e assembla un pezzo di fibra acrilica con una serie di led che cuce lungo i bordi, appoggiando una macchina a raggi infrarossi dietro il quadrante appena costruito. Una sorta di schermo elementare che, se veniva toccato, faceva “precipitare” la luce come era successo col bicchiere di vetro, mentre la macchina a raggi infrarossi registrava tutto. E più forte era la pressione, più informazioni – e pixel – catturava la macchina. Quel prototipo ora si è trasformato in realtà permettendo ad Han di curare il padre e rendersi finanziariamente autonomo creando una società tutta sua. Il sogno nel cassetto? “Chiudermi in laboratorio, e avere il tempo per studiare e sviluppare nuove idee fino a farle diventare realtà. C’è di meglio nella vita?”. Sostituire i polpastrelli ai manuali dei pc.

Qua il video in cui mostra quello che ha scoperto.

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Eccezionale. Rimango senza parole. Complimenti a Jeff Han.

Chissà…magari un giorno anche io inventerò qualcosa.

Play Vibrations

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